Il territorio

Elemento rappresentativo di un’intera regione e di un paesaggio fondato sulla bellezza della natura e dell’architettura spontanea, i Trulli sono il simbolo di questi territori. Nati dalla tipica pietra bianca calcarea lavorata con abilità dai maestri trullari, costituiscono il fil rouge di questi luoghi, già accomunati dal ricco patrimonio naturalistico ed enogastronomico.

Estesi boschi, terreni da pascolo, zone rocciose e a macchia mediterranea:         in questa terra ogni stagione sprigiona profumi e colori differenti, in una continua varietà paesaggistica. Saperi e sapori trovano una sintesi perfetta nei piatti della cucina tradizionale, conservando gelosamente i segreti della vita contadina, povera, ma ricca di gusti e genuinità.

L’inconfondibile calore della gente, i sorrisi accoglienti e il tepore del sole sono la linfa vitale dell’identità della Terra dei Trulli e di Barsento.

ALBEROBELLO

Piccolo feudo sotto il dominio degli Acquaviva, Conti di Conversano, Alberobello – il cui nome deriva da Silva Arboris Belli, cioè “selva dell’albero della guerra” – cominciò a popolarsi di contadini che resero fertile la “Selva” nel XVI secolo. I Conti autorizzarono i coloni a costruire abitazioni a secco, in modo da poter essere distrutte in caso di ispezione regia, poiché la nascita di un agglomerato urbano esigeva il pagamento di un tributo. Stanchi della precaria condizione, nel 1797, un gruppo di Alberobellesi si recò a Taranto per chiedere aiuto al re Ferdinando IV di Borbone, che, il 27 maggio dello stesso anno, inviò il decreto con il quale il piccolo villaggio divenne libero.

Immersa tra storia e natura, la cittadina di Alberobello e i suoi dintorni sono caratterizzati da una folta vegetazione di mandorli e ulivi, che prospera sul terreno carsico. Dalle rocce calcaree stratificate, tipiche della zona, è stato tratto il materiale per la costruzione dei trulli. Grazie alla sua posizione geografica, il pittoresco paesino gode di un clima piacevolmente fresco in estate, che favorisce la coltivazione di vari prodotti agricoli che colorano i campi circostanti. L’agglomerato urbano con i suoi trulli, suddiviso nei rioni Monti e Aia Piccola, dal 1996 è Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Da vedere:

  • Chiesa di Sant’Antonio
  • Trullo Sovrano
  • Casa d’amore
  • Museo del territorio
  • Trullo Siamese
  • Il santuario dedicato ai Santi Cosma e Damiano

 

NOCI

La cittadina di Noci si sviluppò intorno a un insediamento militare bizantino di fine Cinquecento, ma il primo documento che ne attesta l’esistenza risale al 1180, quando l’Arcivescovo Rainaldo di Bari riconobbe la Chiesa di Santa Maria delle Noci tra quelle sottoposte alla giurisdizione del Vescovo di Conversano. Nel 1407 il piccolo feudo venne dichiarato libero dal Re Ladislao, grazie alla fedeltà dei nocesi, che non avevano seguito la ribelle Contessa di Conversano. Noci acquistò importanza a partire dal secolo XIV, quando entrò a far parte del Principato di Taranto, divenendo successivamente parte della contea di Conversano e, infine, sotto gli Acquaviva d’Aragona, seguendo le vicissitudini del Regno di Napoli fino all’Unità d’Italia.

Oggi Noci è inserita esattamente a metà strada tra i comprensori dei Trulli di Alberobello e delle Grotte di Castellana.

Nonostante sia situata in alta collina, la cittadina gode di un clima mite, grazie alla vicinanza con il mare Jonio e il mar Adriatico. Il suo centro storico è ricco di viuzze e gnostre, ossia piccole corti costituite da tre lati chiusi e uno aperto verso la strada principale, in cui è facile trovare le tipiche edicole dedicate ai santi. Antichi palazzi nobiliari, in cui la pietra grezza della Murgia ben si sposa con l’eleganza dei balconi in ferro battuto, sono il tratto caratteristico del borgo antico. Ma per conoscere veramente Noci bisogna spostarsi anche nelle sue campagne, fra i numerosi muretti a secco e le antiche masserie.

Da vedere:

  • Chiesa Abaziale di Barsento
  • Chiesa Madre
  • Santuario della Madonna della Croce

Eventi da non perdere a Noci:

  • Bacco nelle gnostre (primo weekend di Novembre)

PUTIGNANO

Le origini della città di Putignano sono incerte. Da alcuni ritrovamenti risulta essere un antico centro peuceta che conobbe grande splendore durante l’età della Magna Grecia, fino al passaggio dei Romani, da cui deriverebbe il nome Putignano – dalla gens romana Potinius. Gli abitanti, fedeli al Papa e ai monaci benedettini, ricacciarono Federico II di Svevia che, per accattivarsi la loro lealtà, aveva fatto costruire un castello, demolito pochi anni più tardi insieme alle mura, a causa della loro resistenza. Nel 1317, in seguito ad alcune discordie tra i Benedettini, Putignano finì sotto il controllo dei Cavalieri di Malta, fino a quando non fu conquistata dagli Spagnoli e poi dai Francesi.

A pochi chilometri da Alberobello, Castellana Grotte e Polignano a Mare, Putignano gode dell’ottimo clima delle colline della Murgia adriatica, ricche di vigneti ed uliveti, e può vantare un meraviglioso centro storico di forma ellittica, che si sviluppa attorno alla piazza principale, da cui si snodano strade strette e tortuose che terminano nelle “corti”, cioè i vicoli chiusi da grandi portoni di legno o di ferro. La città è circondata da un Extramurale, corrispondente alla “chiancata”, la vecchia cinta muraria, fuori dalla quale si è sviluppata la città nuova. Caratteristico, come per tutti i comuni del GAL, è il paesaggio rurale dei trulli e delle grotte carsiche, con la famosa Grotta del Trullo. Putignano è nota anche per il suo Carnevale, uno dei più antichi d’Italia, con la sua tradizionale maschera della Farinella, che prende il nome dall’omonima pietanza a base di ceci ed orzo tipica della città.

Da vedere:

  • Borgo antico
  • Palazzo Romanazzi
  • Chiesa Madre
  • Grotta del Trullo

Eventi da non perdere a Putignano:

  • Il Carnevale di Putignano

GIOIA DEL COLLE

La città di Gioia del Colle nasce intorno ad un castello di origini bizantine, ricostruito dal normanno Riccardo Siniscalco, e poi distrutto da Guglielmo “Il Malo”. Nuovamente fondata nel 1230 da Federico II di Svevia al ritorno dalla Crociata, la sua storia è legata in particolar modo alla leggenda che vede la principessa Bianca Lancia rinchiusa nel castello durante la gravidanza del figlio Manfredi, concepito con Federico II. Da questo episodio pare derivi anche il toponimo della città: per gelosia Federico tenne rinchiusa la consorte in una torre del castello. Qui, la donna avrebbe perso tutti i suoi gioielli e leggenda vuole che questi fossero stati sparsi in giro per il colle.

Il paesaggio di Gioia del Colle è caratterizzato da boschi estesi, in cui dominano i fragni, specie di quercia diffusa solo in questa zona della Puglia. Il bosco Romanazzi e Serra Capece costituiscono la parte più cospicua della sua superficie boschiva, estendendosi dalla zona archeologica di Monte Sannace fino alla provinciale per Noci. Gioia del Colle è famosa soprattutto per le sue produzioni casearie e vinicole: rinomata è la sua mozzarella fior di latte e il suo vino primitivo.

Da vedere:

  • Castello normanno-svevo
  • Chiesa Madre
  • Museo Archeologico di Monte Sannace

CASTELLANA GROTTE

Sorta probabilmente negli ultimi secoli dell’alto Medioevo per opera della colonizzazione del Monastero di San Benedetto di Conversano, la città di Castellana Grotte è citata per la prima volta in documenti del X secolo. Fino alla seconda metà del XIII secolo la città visse sotto la giurisdizione dei monaci e in seguito sotto quella delle Badesse dello stesso monastero. Saccheggiato da truppe ungheresi verso la metà del XIV secolo, entrò a far parte, all’incirca nella stessa epoca, della Contea di Conversano, di cui seguì poi le vicende storiche e feudali.

Il complesso carsico delle grotte di Castellana è tra i più vasti d’Italia e sicuramente è quello più suggestivo. Il nucleo antico della città è caratterizzato dalla Chiesa Matrice, la Chiesa di San Leone Magno, attorno alla quale sono sorte le bianche casupole. Il tratto distintivo della città è dato dall’uso delle “chianche” per la pavimentazione e per la costruzione delle masserie e dei trulli sparsi nelle campagne circostanti, coltivate ad ulivi, mandorli, ciliegi e viti.

Da vedere:

  • Chiesa di San Francesco
  • Le grotte per un percorso sotterraneo di circa 3 km

Eventi da non perdere a Castellana Grotte:

  • Hells in the cave, spettacolo ispirato all’Inferno di Dante realizzato all’interno delle grotte

 

POLIGNANO A MARE

Grazie alla sua invidiabile posizione sull’Adriatico, Polignano a Mare fu un fiorente centro di traffici commerciali con i Romani e, passata sotto i Bizantini, acquisì maggiore prestigio grazie ai Normanni e ai monaci Benedettini. Gli scambi si intensificarono sotto gli Aragonesi e anche i Veneziani seppero sfruttare la sua posizione per i rapporti con altre città dell’Adriatico. La città divenne poi possedimento dei Borboni e seguì le vicende del Regno di Napoli fino all’Unità d’Italia. Attualmente Polignano a Mare è tra le mete turistiche più popolari e più suggestive della Puglia.

Situata a picco su un mare limpidissimo, premiato dall’Unione Europea con la Bandiera Blu per le acque incontaminate e la qualità dei servizi offerti, Polignano vanta un numero enorme di incantevoli grotte marine. Al centro storico, circondato ancora oggi dalle antiche mura, si accede attraverso l’Arco della Vecchia Porta. Vicoli ombrosi, case bianche con logge, scale esterne adornate da fiori e terrazze a strapiombo sul mare, offrono scenari mozzafiato. Difficile non perdersi nell’incanto della città che ha dato i natali a Domenico Modugno, indimenticato maestro della canzone popolare italiana.

Da vedere:

  • Chiesa Madre
  • Centro storico
  • Palazzo del Governatore
  • Palazzo del Feudatario
  • Palazzo dell’Orologio
  • Centro d’Arte Contemporanea “Pino Pascali”
  • Abbazia di San Vito

MONOPOLI

“Città unica”, è questo il significato del nome della città di Monopoli, attribuitole dai profughi della città di Egnazia, quando questa fu distrutta dai Goti. A quel tempo Monopoli era l’unico porto fra Bari e Brindisi e godeva quindi di una certa importanza. Dominata in seguito da Bizantini, Normanni e Svevi, minacciata dalle incursioni saracene e governata anche dai Veneziani che utilizzarono il porto della città come rifugio e luogo di scambi commerciali, tra il XVI e il XVIII secolo fu governata da Aragonesi, Austriaci e Borboni fino a quando fu annessa al Regno d’Italia.

Caratterizzata da un porto molto attivo, il territorio di Monopoli si estende sulla “marina”, salendo poi verso le colline della Murgia. La costa, caratterizzata da numerose calette dall’acqua cristallina, è famosa per la vicina zona balneare di Capitolo, con i suoi stabilimenti balneari e la sua vivace vita notturna. Nel caratteristico centro storico della città sono ancora visibili i resti delle antiche mura di cinta, mentre nella campagna circostante, caratterizzata dalla macchia mediterranea e dalle coltivazioni di ulivi e mandorli, si incontrano le tipiche masserie, le particolari chiese rupestri e i tradizionali trulli.

Da vedere:

  • Castello di Carlo V
  • Basilica Cattedrale di Maria Santissima della Madia
  • Chiesa di Santa Maria degli Amalfitani
  • Il Porto

BARI

La città di Bari, recentemente consacrata “European Gateway” dall’Unione Europea, è da sempre porta verso l’Oriente. Popolata fin dall’età del bronzo, fu abitata dai Peucezi e conquistata poi dai Romani. Sede episcopale dal 300, dopo la caduta dell’Impero romano d’occidente fu vittima delle scorrerie dei Barbari, divenendo anche sede dell’emirato di Kalfun. Contesa a lungo tra Bizantini, Longobardi e Saraceni, fu soprattutto con i Normanni che la città conobbe un’epoca prosperità. In questo periodo furono portate in città le spoglie di San Nicola, che ancora oggi rendono forte il legame con la Chiesa russa ortodossa. Tra il XII e il XIV secolo, Bari fu porto di partenza per le Crociate e il periodo di floridezza proseguì grazie a Federico II di Svevia, a cui si deve anche il Castello Svevo. Il lungo periodo di decadenza con le dominazioni angioina, aragonese e spagnola, fu interrotto dallo splendore sotto gli Sforza, con le duchesse Isabella d’Aragona e Bona Sforza. Solo nel 1813, con Gioacchino Murat, fu posta la prima pietra dell’espansione cittadina al di fuori delle mura medievali.

Grande città portuale ed universitaria, Bari è la seconda metropoli del Mezzogiorno d’Italia. Il peculiare centro storico, la cosiddetta “Bari Vecchia”, permeata di una storia millenaria, è ormai il centro della movida barese grazie ai ristoranti e ai locali notturni disseminati fra Piazza del Ferrarese, Piazza Mercantile, le viuzze del borgo e il Lungomare Nazario Sauro. Nell’ampio quartiere murattiano ottocentesco dalla pianta a scacchiera, si snoda, invece, la via dello shopping. Importante anche dal punto di vista culturale, Bari è sede di due famosi teatri: il Piccinni e il Petruzzelli. In particolare quest’ultimo è considerato uno dei più belli d’Europa ed è stato recentemente restaurato e riaperto al pubblico dopo il disastroso incendio del 1991.

Da vedere:

  • Basilica di San Nicola
  • Cattedrale di San Sabino
  • Castello Normanno-Svevo
  • Il Borgo antico
  • Orto botanico

Eventi da non perdere a Bari:

  • Festa patronale di San Nicola il 9 Maggio di ogni anno
  • Fiera del Levante

LOCOROTONDO

Immersa nella Valle d’Itria, a metà strada tra l’Adriatico e lo Ionio, sulla sommità di un colle sorge Locorotondo. La cittadina deve il suo nome alla morfologia assunta dal primo centro abitato, sorto tra il IX e il VII secolo a.C.

Ma il primo documento in cui si menziona il “luogo rotondo” e la sua Chiesa di San Giorgio risale al XII secolo, in piena dominazione sveva, quando esso era feudo del monastero benedettino di Santo Stefano. Da allora e per tutto il ‘300, con gli Angioini diventò un casale e nel XV secolo passò dai monaci ai baroni, i De Balzo-Orsini, i Loffredo, i Carafa. Finì poi sotto i Borboni e seguì la storia del Regno di Napoli fino all’Unità d’Italia.

Come si può dedurre dal suo toponimo, il centro storico di Locorotondo ha forma circolare perchè stretto attorno alla Chiesa di san Giorgio e risulta essere molto suggestivo grazie al bianco di calce delle viuzze e delle case con i loro caratteristici tetti aguzzi fatti di lastre calcaree (le cosiddette “chiancarelle”). Gli eleganti balconi in ferro battuto, adornati da gerani, rendono il borgo ancor più affascinante, tanto da essere inserito nel club dei “Borghi più belli d’Italia”.

Inoltre Locorotondo è famosa per le sue 130 contrade, per il suo vino Bianco Locorotondo DOC e per i suoi “gnumerèdde suffuchète”, involtini di trippa d’agnello, legati con le budella dell’animale e cotti a lungo in tegami di terracotta.

Da vedere:

  • Chiesa Matrice di S.Giorgio
  • Chiesa della Madonna della Greca

Da non perdere:

  • Balconi fioriti
  • Cortodrome festival internazionale di cortometraggi
  • Il Palio delle contrade

SAMMICHELE DI BARI

Sammichele di Bari sorge sui “primi gradini” della Murgia Barese. U casàle- in dialetto barese- è popolata fin dall’epoca neolitica; ma l’abitato, così come conosciuto oggi, fu fondato nel Seicento, grazie all’opera del feudatario ebreo, di origine portoghese, Michele Vaaz che acquistò il feudo di Casamassima con l’annesso territorio che fu del Centurione. Nel 1615 egli fece costruire attorno al Castello Centurione, 87 “vignali” -caratteristiche case monolocali in pietra con volta a botte, imbiancate a calce e ornate da una vite sull’uscio, con la funzione di offrire ombra nei giorni estivi- e li fece abitare da una comunità di Serbi, già stanziati nella località nota come Canale di Frassineto. Il 6 luglio 1615 a Napoli fu stipulato il contratto di fondazione del nuovo paese, che prese il nome di Casa Vaaz.
Nel 1617, però, i Serbi furono rimandati in patria perchè non avevamo rispettato una clausola del contratto, perciò qualche anno più tardi, il paese fu ripopolato con famiglie di boscaioli e contadini provenienti dai paesi limitrofi, e il nuovo paese costituito fu chiamato Casale San Michele.

La cittadina di Sammichele, grazie al suo clima tipicamente mediterraneo, ha un’economia preminentemente agricola. Nel corso degli anni,però, si sono sviluppate diverse attività produttive- come ad esempio il primitivo Gioia del Colle-Sammichele, vino rosso di DOC- commerciali, artigianali e gastronomiche. Molto importante è la lavorazione del latte, della carne e dei loro derivati: apprezzatissime sono la mozzarella, i bocconcini e e la zampina di Sammichele.

Da vedere:

  • Castello Caracciolo
  • Chiesa della Maddalena
  • Abbazia di Sant’Angelo in Frassineto
  • Chiesa Matrice Maria SS. del Carmelo
  • Porta dell’orologio

Da non perdere:

  • Carnevale di Sammichele

TURI

Turi è inserita in un contesto territoriale che fa dell’enogastronomia e della tipicità dei suoi prodotti punti di forza per la propria valorizzazione. Questo paese tra quelli del Gal Terra dei Trulli e di Barsento è un centro agricolo di primaria importanza nel panorama economico del distretto.
Le coltivazioni predominanti sono: ciliegio, olivo, mandorlo, percoco e vite da tavola e da vino da cui si ottiene il famoso Primitivo di Gioia del Colle Doc, vino forte e corposo di alta gradazione alcolica ottenuto ancora oggi con metodi tradizionali. Minori, ma comunque consistenti, sono le coltivazioni di albicocco, susino, cotogno e anche kiwi, fico e fico d’India.
Ma è la coltivazione della ciliegia il vero asse portante dell’economia paesana. Turi infatti è leader nella produzione della qualità Ciliegia Ferrovia, una varietà particolarmente apprezzata all’estero per il suo ottimo sapore e per le sue doti di “durezza” che la rendono esportabile anche a lunga distanza. Il secondo fine settimana di giugno si celebra “La Sagra della Ciliegia Ferrovia” una manifestazione volta a promuovere e a valorizzare “L’oro rosso di Turi”, con stand, mostre e manifestazioni culturali.
Da visitare nel suo caratteristico centro storico ricordiamo: il Palazzo Municipale, recentemente restaurato ed edificato nel XVII secolo, ospitato alll’interno del complesso dei Padri Scolopi; la Torre dell’Orologio, edificata sul finire del XIX secolo, simbolo della città; il Palazzo dei Marchesi Venusio, di origini medievali, inizialmente castello e solo a partire dal XVI secolo trasformato in residenza nobiliare; la Chiesa Matrice, di antica fondazione, subì un rifacimento totale nel XVIII secolo; la Chiesa di sant’Oronzo alla Grotta, costruita nel XVIII secolo sulla grotta in cui si rifugiò il santo patrono di Turi.